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Il Dialogo

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Il Dialogo della Divina Provvidenza ovvero Libro della Divina Dottrina è l’opera capitale di s. Caterina da Siena.
L’edizione critica a cura della prof. Giuliana Cavallini vede la luce nel 1968. 
«Questa nuova edizione costituisce rispetto a quelle che l’anno preceduta, una vera rivoluzione: rompe i ponti con una tradizione editoriale di circa quattro secoli e presenta il Libro cateriniano secondo uno schema nuovo. Nuovo rispetto al precedente, ma antico dovrebbe dirsi o primitivo perché, essendo il risultato di un attento esame interno dell’opera, esso aderisce alla sua struttura naturale e ne rispecchia fedelmente l’idea madre». Così scrive nell’introduzione la Cavallini, che poi nel paragrafo La divisione del Dialogo nelle edizioni precedenti espone i motivi per i quali ha abbandonato il vecchio schema.
Messe in evidenza le ragioni per cui la tradizionale divisione del Dialogo in 4 trattati e 167 capitoli è incongruente e arbitraria, spiega l’origine di una divisione così irrazionale che compare e si generalizza molto tardi, e cioè nella seconda metà del ‘500.
Questa divisione viene messa in evidenza per la prima volta nell’edizione di Onofrio Farri (Venezia, 1579) nel cui frontespizio leggesi il titolo Dialogo… Diviso in quattro trattati. Dalle rubriche dei capitoli egli isola le diciture relative ai “trattati”, dando così alla parola “trattato” il significato di “trattazione” organica e completa, significato del tutto arbitrario e non conforme alla realtà.
La divisione in quattro trattati ebbe una “fortuna” inspiegabile e sfuggì al vaglio della critica per circa quattro secoli; forse per l’illusoria speranza che i quattro trattati potessero corrispondere alle quattro petizioni del Dialogo, benché i curatori delle edizioni abbiano cercato invano tale corrispondenza. Evidentemente essi hanno conservato la divisione perché non avevano una soluzione migliore.
La scoperta dello schema. Scorrendo la “tavola” dei capitoli l’A. fu colpita dal succedersi di tre elementi: petizione, risposta, ringraziamento, e capì che su questi era costruito lo schema del Dialogo. Adoperò questa chiave per un controllo e, nonostante alcune difficoltà, riuscì in base a questi criteri interni ad elaborare uno schema che era già fondamentalmente quello dell’attuale edizione; ebbe poi una conferma dalla collazione del testo col codice casanatense 292, dove le iniziali grandi coincidevano con le divisioni dello schema da lei elaborato.
L’opera si articola come segue:
1) Proemio (I-II); 2) La dottrina della perfezione (III-XII); 3) Dialogo (XIII-XXV); 4) La dottrina del Ponte (XXVI-LXXXVII); 5) La dottrina delle lacrime (LXXXVIII-XCVII); 6) La dottrina della verità (XCVIII-CIX); 7) Il corpo mistico della Santa Chiesa (CX-CXXXIV); 8) La Provvidenza divina (CXXXV-CLIII); 9) L’Obbedienza (CLIV-CLXV); 10) Conclusione (CLXVI-CLXVII).
Di ogni sezione l’A. sintetizza la materia trattata e mette in particolare evidenza le connessioni fra l’una e l’altra.

Nella seconda edizione del 1995, il testo manoscritto casanatense è stato collazionato con altri importanti codici cateriniani. Sono state aggiunte numerose note a pie’ di pagina con riferimenti a passi paralleli o a fonti varie, o destinate a chiarire il senso di alcune espressioni dell’antico linguaggio senese. La dottrina del Ponte è stata divisa in quattro sezioni per meglio evidenziarne il contenuto.